Nome: Oskar Gröning. Età: 93 anni. A processo il “contabile di Auschwitz”

Publié le par Mondo par Matteo Alviti

Nome: Oskar Gröning. Età: 93 anni. A processo il “contabile di Auschwitz”

Berlino - Sono passati solo pochi giorni dal settantesimo anniversario della liberazione, da parte dell’Armata rossa sovietica, del campo di concentramento e sterminio di Auschwitz-Birkenau. E oggi, in Germania, un uomo di 93 anni, Oskar Gröning, accusato di essere stato volontario delle SS proprio ad Auschwitz, è stato rinviato a giudizio per concorso nell’omicidio di oltre 300mila persone.

Nome: Oskar Gröning. Età: 93 anni. A processo il “contabile di Auschwitz”

Il processo a Gröning si svolgerà alla corte di Lueneburg, tra aprile e luglio, in 26 sedute. Dopo lunghi anni di silenzio nel Secondo dopoguerra, la giustizia tedesca continua la rincorsa ai responsabili della shoah sopravvissuti, individuati in gran parte grazie al lavoro dell’Autorità che indaga sui crimini nazisti, guidata dal procuratore generale Kurt Schrimm.

La procura di Amburgo sta indagando inoltre su una 93enne, Hilde Michnia, che si sospetta abbia fatto parte delle SS come guardia nei campi di Bergen-Belsen e Gross-Rosen. La donna, denunciata da un privato cittadino, avrebbe avuto un ruolo in una “marcia della morte”, costata la vita a oltre 1.400 donne.

Secondo la procura di Lueneburg Gröning, conosciuto come “il contabile di Auschwitz”, sarebbe stato responsabile di contare i soldi confiscati ai prigionieri. Inoltre avrebbe contribuito alla soluzione finale smistando i bagagli dei deportati che arrivavano al campo, consapevole del fatto che gli inabili al lavoro sarebbero stati uccisi subito nelle camere a gas.

Per giungere a una condanna l’accusa dovrà dimostrare che l’imputato ha contribuito al funzionamento della macchina predisposta dai nazisti per la “soluzione finale”, l’eliminazione della popolazione ebraica dai territori del Reich di Adolf Hitler.

Durante il periodo in cui il Gröning ha lavorato nel campo di Auschwitz-Birkenau, tra maggio e luglio del 1944, sono arrivati 137 treni con circa 425mila persone deportate dall’Ungheria. Complessivamente ad Auschwitz-Birkenau sono state brutalmente uccise oltre un milione di persone, in grandissima parte ebrei.

Fino a pochi anni fa per la giustizia tedesca arrivare all’effettiva condanna dei responsabili della Shoah era molto difficile: in giudizio doveva infatti essere provata la responsabilità individuale dell’imputato. Le cose sono radicalmente cambiate con la storica condanna nel 2011 di John Demjanjuk, il “boia di Sobibor”, per concorso in omicidio di 30mila persone. Oggi per arrivare alla condanna di un imputato so basta accertarne la presenza in un campo di concentramento. Nel 2005, in un’intervista alla BBC, lo stesso Groening aveva ammesso di essere stato ad Auschwitz: «Ho visto le camere a gas. Ho visto i crematori. Ho visto i fuochi. Ero lì quando avvenivano le selezioni», aveva raccontato.

Publié dans Articles de Presse

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