Giovanni Brusca è un uomo libero, i familiari delle vittime di Cosa nostra: "Un dolore ma è la legge..."

Publié le par Palermo Today

L'ex boss - fedelissimo di Totò Riina, autore della strage di Capaci e di centinaia di omicidi, poi pentito - ha lasciato il carcere di Rebibbia per fine pena. La sorella del giudice Falcone: "Magistratura e le forze dell'ordine vigilino con estrema attenzione". Tina Montinaro, vedova del caposcorta di Falcone: "Lo Stato ci rema contro". Rita Dalla Chiesa: "Vergogna"

Giovanni Brusca è un uomo libero, i familiari delle vittime di Cosa nostra: "Un dolore ma è la legge..."

Da un lato c'è la consapevolezza che le leggi si rispettano, quelle leggi che i loro cari hanno difeso con la vita, dall'altro c'è tutto il dolore per una ferita che il tempo può forse lenire ma non guarire. La notizia della scarcerazione per fine pena di Giovanni Brusca - il boss fedelissimo di Totò Riina e poi pentito, autore della strage di Capaci e dell'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo - ha tutto l'effetto di una doccia fredda sui familiari delle vittime di Cosa nostra. C'è chi urla tutta la rabbia come Rita Dalla Chiesa, figlia del generale, che parla di "Vergogna di Stato". C'è chi confida nell'azione di controllo post scarcerazione come Maria Falcone, sorella del giudice.

"Umanamente è una notizia che mi addolora - dice Maria Falcone - ma questa è la legge, una legge che peraltro ha voluto mio fratello e quindi va rispettata. Mi auguro solo che magistratura e le forze dell'ordine vigilino con estrema attenzione in modo da scongiurare il pericolo che torni a delinquere, visto che stiamo parlando di un soggetto che ha avuto un percorso di collaborazione con la giustizia assai tortuoso. La stessa magistratura in più occasioni ha espresso dubbi sulla completezza delle sue rivelazioni, soprattutto quelle relative al patrimonio che, probabilmente, non è stato tutto confiscato: non è più il tempo di mezze verità e sarebbe un insulto a Giovanni, Francesca, Vito, Antonio e Rocco che un uomo che si è macchiato di crimini orribili possa tornare libero a godere di ricchezze sporche di sangue".  

Sulla stessa scia Luigi Savina, l'ex vicecapo della Polizia che quando era dirigente della Mobile di Palermo arrestò Giovanni Brusca. "Mi riconosco nelle parole di Maria Falcone, di più non voglio dire", commenta all'Adnkronos. Erano le 21 del 20 maggio 1996 quando in una zona alla periferia di Agrigento, Cannatello, duecento uomini della polizia, guidati proprio da Savina, arrestarono il sicario di Totò Riina. Brusca commise un errore: accese il telefonino quando ormai era sera. E cadde in un tranello semplice e geniale. "Usammo uno stratagemma, una vecchia moto della polizia con una ruota forata - raccontò anni fa lo stesso Savina - La moto passò e ripassò davanti a tre villette in una delle quali era nascosto il latitante Brusca che fece l'errore di rispondere alla nostra telefonata. Quando il rumore della moto coprì la voce al telefono capimmo dov'era nascosto. Io ho ancora un urlo nell'orecchio: 'È lì, è lì', gridò Cortese (Renato Cortese, poi diventato questore di Palermo ndr)".

Giovanni Brusca è un uomo libero, i familiari delle vittime di Cosa nostra: "Un dolore ma è la legge..."

Più dura Tina Montinaro, vedova del caposcorta di Falcone. "Sono indignata per la scarcerazione di Brusca - dice all'AdnKronos -. Lo Stato ci rema contro. Noi dopo 29 anni non conosciamo ancora tutta la verità e lui dopo 25 anni è un uomo libero. Cosa racconterò a mio nipote?”.

E di "vergogna di Stato" parla Rita Dalla Chiesa, figlia del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che si dice "Sconvolta per quanto accaduto. Non mi aspettavo l’ennesima vergogna della giustizia in Italia".  

"La liberazione di Brusca, che per me avrebbe dovuto finire i suoi giorni in cella, è una cosa che umanamente ripugna. Però, quella dello Stato contro la mafia è, o almeno dovrebbe essere, una guerra e in guerra è necessario anche accettare delle cose che ripugnano. Bisogna accettare la legge anche quando è duro farlo, come in questo caso". Commenta con l'Adnkronos Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo. "Questa legislazione premiale per i collaboratori di giustizia - ricorda l'ideatore del Movimento delle agende rosse - fa parte di un pacchetto voluto da un grande stratega, Giovanni Falcone, per combattere la mafia, dentro ci sono l'ergastolo ostativo, il 41 bis. Va considerata nella sua interezza ed è indispensabile se si vuole veramente vincere questa guerra contro la criminalità organizzata".

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